Un alto funzionario cinese ha avvertito martedì che i capitali globali stanno affluendo nel settore dell’intelligenza artificiale (AI) troppo rapidamente. Questo slancio mette a rischio le industrie tradizionali e la stabilità finanziaria.
Nel frattempo, i titoli legati all’AI registrano ribassi in tutta l’Asia, sollevando nuovi interrogativi sulle valutazioni elevate del settore.
La Cina segnala i rischi dell’eccessiva concentrazione nell’AI
Xiao Yuanqi, vice responsabile della National Financial Regulatory Administration della Cina, ha lanciato l’allarme a Hong Kong, intervenendo al Global Financial Leaders’ Summit della Hong Kong Monetary Authority.
Secondo Xiao, i forti afflussi verso le principali aziende AI hanno alimentato un’espansione eccessivamente rapida. Di conseguenza, le industrie tradizionali subiscono un “effetto di espulsione” a causa dell’aumento dei costi per l’indebitamento.
Questo peso indebolisce la loro capacità di reinvestire ed espandere la produzione. Inoltre, aumenta il rischio di credito. Xiao ha quindi invitato i responsabili delle politiche a costruire specifici quadri per la gestione macroeconomica e la prevenzione dei rischi.
Allo stesso summit, il vicepremier He Lifeng ha ribadito il sostegno di Pechino a Hong Kong, descrivendo la città come un importante centro finanziario e hub offshore dello yuan.
Ha anche promesso di mantenere aperto il circuito esterno dello yuan e di aumentarne la liquidità. Inoltre, Pechino intende ampliare l’emissione di obbligazioni sovrane e societarie denominate nella valuta cinese.
Allo stesso modo, anche l’amministratore delegato John Lee ha sottolineato la stabilità e la competitività della città, citando la negoziazione di materie prime, gli asset digitali e i green bond. I funzionari hanno anche segnalato progressi su un collegamento per la negoziazione dell’oro con Shanghai.
Perché i titoli legati all’AI stanno scendendo in Asia?
L’allarme arriva proprio mentre i settori trainati dall’AI mostrano segni di pressione in Asia. Negli ultimi giorni, i mercati di Cina, Corea del Sud, Giappone e Taiwan hanno registrato importanti ribassi.
In Cina, l’indice STAR 50, incentrato sulla tecnologia, è sceso di quasi il 4% martedì, tornando ai livelli di aprile 2025, mentre il CSI 300 ha perso lo 0,2%.
Gli acquisti da parte delle “squadre nazionali” legate allo Stato hanno spinto i volumi degli ETF a circa 120 miliardi di yuan (18 miliardi di dollari), il livello più alto dalla fine di gennaio.
Pechino ha anche reintrodotto misure di sostegno, come il rafforzamento delle strutture per l’acquisto di azioni e finanziamenti più convenienti per i buyback. Tuttavia, la fiducia degli investitori rimane fragile dopo il forte calo del CSI 300 registrato a ottobre.
Permangono le preoccupazioni sulla crescita economica e sui profitti delle aziende AI, continuando a pesare sul sentiment. Al momento, il duplice messaggio di Pechino rappresenta uno sforzo per bilanciare innovazione e stabilità.











